
Sanità lucana, sindacati Cgil Basilicata, Fp Cgil, Spi Cgil: «Più equilibrio nel finanziamento per garantire il diritto alla salute. Servono risorse adeguate, un piano straordinario di assunzioni e il rafforzamento della sanità pubblica e territoriale»
Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil chiedono finanziamenti adeguati, un piano straordinario di assunzioni e servizi territoriali accessibili. Il 20 novembre sciopero generale anche in Basilicata.
Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil chiedono più equilibrio nel finanziamento della sanità, risorse adeguate, un piano straordinario di assunzioni e il rafforzamento dei servizi pubblici e territoriali. Le organizzazioni sindacali annunciano la partecipazione della Basilicata allo sciopero generale del 20 novembre. «Finanziamenti strutturali e risorse regionali aggiuntive, potenziamento dell’assistenza domiciliare, sostegni concreti ai caregiver e una rete integrata di servizi sociali e sociosanitari accessibile in tutti i territori. Non è accettabile che la carenza di risposte pubbliche scarichi sulle famiglie costi economici e responsabilità assistenziali sempre più gravosi», sostengono le organizzazioni sindacali. ## Risorse e disuguaglianze nell’accesso alle cure «Il Servizio sanitario nazionale continua a fare i conti con un finanziamento insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione e con disuguaglianze territoriali che incidono concretamente sul diritto alla salute», afferma il sindacato. In Basilicata, caratterizzata da un territorio ampio e prevalentemente interno, collegamenti spesso difficili e una rete di piccoli Comuni, le risorse sono strettamente legate alla possibilità di garantire servizi accessibili e adeguati a tutte e tutti. Secondo il rapporto Bes 2025 dell’Istat, in Basilicata la quota di persone che rinunciano a prestazioni sanitarie è dell’11,9%, un dato superiore alla media nazionale. Nel 2024 il 28,6% dei ricoveri per acuti dei residenti lucani è avvenuto fuori regione, contro una media nazionale dell’8,6%. La mobilità sanitaria dipende da più fattori, precisa la Cgil, ma le sue dimensioni richiedono una riflessione concreta sull’accessibilità e sulla qualità dei servizi disponibili sul territorio. A questo quadro si aggiunge un saldo negativo della mobilità sanitaria di circa 70 milioni di euro nel 2024, in lieve miglioramento rispetto ai circa 71 milioni del 2023. «Sono risorse che escono dal sistema regionale e rendono ancora più urgente rafforzare i servizi, ridurre le difficoltà di accesso alle cure e offrire ai cittadini risposte adeguate vicino ai luoghi in cui vivono». ## Un riparto più equo e un piano di assunzioni Per le organizzazioni sindacali è necessario affrontare anche i criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale. La quota principale viene distribuita considerando soprattutto la popolazione residente e i consumi sanitari legati all’età, mentre altri elementi, come mortalità e condizioni socioeconomiche, hanno un peso più limitato. Questo assetto, sostengono, rischia di non riconoscere pienamente i maggiori costi delle regioni con bassa densità abitativa, territori estesi, aree montane e comunità distanti dai principali presidi sanitari. Nel 2025 una quota premiale ha introdotto un criterio legato anche a densità abitativa ed estensione territoriale, riconoscendo alla Basilicata circa 7,5 milioni di euro aggiuntivi. «È un primo segnale di attenzione, ma non sufficiente a compensare le difficoltà strutturali della regione. Occorre rendere più incisivi e stabili i criteri di riparto, affinché tengano conto dei costi effettivi necessari a garantire i livelli essenziali di assistenza». Accanto a un finanziamento più equo, la Cgil chiede un piano straordinario di assunzioni basato sui fabbisogni reali delle strutture e dei servizi, procedure concorsuali più rapide, l’utilizzo delle graduatorie disponibili e la valorizzazione delle professionalità già presenti. Il rafforzamento degli organici è ritenuto essenziale per ridurre le liste d’attesa, garantire continuità assistenziale e rendere operativo il potenziamento della sanità territoriale. Case della Comunità, ospedali di comunità e assistenza domiciliare, sottolineano i sindacati, devono essere servizi effettivamente attivi, dotati di personale e capaci di rispondere ai bisogni, soprattutto nelle aree interne. ## Non autosufficienza e servizi territoriali La tutela del diritto alla salute, afferma la Cgil, deve comprendere anche il diritto all’assistenza delle persone anziane non autosufficienti e delle persone fragili. La legge 33/2023 ha tracciato un percorso di riforma che richiede risorse adeguate e servizi accessibili. Secondo i sindacati, il Fondo nazionale per la non autosufficienza vale meno di un euro al giorno a fronte di oltre 4 milioni di persone anziane, disabili e fragili. In Basilicata le persone non autosufficienti sono circa 30 mila e i potenziali beneficiari delle prestazioni disponibili rappresentano meno dell’1% della platea. «La non autosufficienza non può dipendere dal reddito o dalla possibilità di pagare l’assistenza: garantire cura, dignità e continuità assistenziale è una responsabilità pubblica, che richiede impegni concreti e verificabili da parte della Regione». In questo percorso si inserisce il tavolo permanente sulla sanità, voluto dalle organizzazioni sindacali confederali, che deve diventare una sede stabile di confronto con la Regione per affrontare le criticità e individuare soluzioni strutturali. Tra i temi richiamati anche l’accordo sui ticket farmaceutici, raggiunto, afferma il sindacato, per evitare un aggravamento della situazione finanziaria e il rischio di commissariamento, tutelando l’interesse collettivo e le fasce più fragili. Il tavolo, chiedono Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil, deve tradurre il confronto in priorità condivise, impegni verificabili e tempi certi su finanziamento, personale, liste d’attesa, mobilità sanitaria e servizi territoriali, con dati trasparenti e monitoraggio costante. ## Finanziamento nazionale e sciopero del 20 novembre La legge di Bilancio, sostengono i sindacati, deve garantire risorse strutturali e adeguate ai bisogni di salute. Il nono rapporto Gimbe evidenzia che, dopo l’incremento nominale del finanziamento del Servizio sanitario nazionale nel 2026, la crescita rallenterebbe nel biennio successivo: l’aumento previsto è dello 0,8% nel 2027 e dello 0,6% nel 2028, mentre la quota di PIL destinata alla sanità scenderebbe dal 6,14% del 2026 al 5,89% del 2028. La Cgil lucana ricorda la proposta di legge di iniziativa popolare promossa a livello nazionale per portare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale al 7,5% del PIL, accompagnata da una raccolta firme per chiedere un investimento strutturale, più personale e servizi e contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Per queste ragioni Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil rilanciano la mobilitazione e chiamano lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, studentesse e studenti, cittadine e cittadini a partecipare allo sciopero generale del 20 novembre, per chiedere una legge di Bilancio che metta al centro lavoro, diritti e servizi pubblici, a partire dalla sanità e dall’assistenza alle persone più fragili. «Difendere il Servizio sanitario nazionale e garantire risposte adeguate alla non autosufficienza significa difendere la coesione sociale e la democrazia: il diritto alla salute e all’assistenza non può dipendere dal reddito, dal Comune di residenza o dalla possibilità di spostarsi fuori regione», concludono i sindacati.
