
7 ottobre 2026 Pensioni
Lo Stato fa cassa sui pensionati lucani: sempre più poveri e afflitti dal caro vita
Lo SPI CGIL Basilicata denuncia l’impatto della rivalutazione “a classi” sulle pensioni e chiede un meccanismo di perequazione stabile per tutelare il potere d’acquisto.
SPI CGIL: «Serve un meccanismo di perequazione stabile»
Lo SPI CGIL Basilicata richiama l’attenzione sugli effetti della rivalutazione “a classi” delle pensioni. Secondo i dati dell’inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli e Simona Ravizza citati dal sindacato, tra il 2023 e il 2025 il Governo avrebbe risparmiato 10 miliardi di euro sulle spalle dei pensionati attraverso questo meccanismo.
Il segretario generale dello SPI CGIL Basilicata, Angelo Summa, sottolinea che non si parla di pensioni d’oro, ma di lavoratori con assegni lordi mensili di 2.826 euro, inferiori a 2.000 euro netti. «Le pensioni sono state utilizzate come un vero e proprio bancomat dal Governo, colpendo duramente il ceto medio», afferma Summa, evidenziando le ricadute sulla stabilità economica di molte famiglie, in particolare in Basilicata, dove i pensionati contribuiscono spesso al sostegno familiare.
Il sindacato contesta il continuo cambiamento dei parametri per la rivalutazione, che rischia di renderla una misura priva di regole stabili e di indebolire la tutela del potere d’acquisto. In Basilicata, osserva Summa, inflazione, costo della vita e carburanti pesano ulteriormente sui bilanci delle famiglie.
Per lo SPI CGIL serve quindi un meccanismo di perequazione stabile, capace di garantire una tutela certa del potere d’acquisto. «Non si può continuare a far cassa sui pensionati per far quadrare i bilanci dello Stato, penalizzando chi ha lavorato e versato contributi per una vita intera», conclude Summa.
