
Sannazzaro (SPI CGIL Potenza): «Anziani e non autosufficienti, il conto continua a pagarlo la famiglia»
Sannazzaro (Spi Cgil Potenza): “Sulla non autosufficienza il conto continuano a pagarlo le famiglie. Urgente dare piena attuazione alla legge regionale sull’invecchiamento attivo e aggiungere risorse regionali a quelle nazionali sulla non autosufficienza” Perdita dell’autonomia e conseguente necessità di assistenza. È questa la principale preoccupazione legata all’invecchiamento da parte degli over 65 lucani. Il dato è emerso da un sondaggio dello Spi Cgil Basilicata promosso sul sito dell’organizzazione sindacale. Il 36 per cento degli utenti ha indicato la perdita dell’autonomia come principale preoccupazione e le conseguenti difficoltà familiari ed economiche legate all’assistenza. “C’è un welfare che in Basilicata funziona tutti i giorni, senza orari e troppo spesso senza un sostegno pubblico adeguato. È quello delle famiglie. Quando una persona anziana perde la propria autonomia, sono loro a occuparsene – spiega Michele Sannazzaro, segretario generale dello Spi Cgil Potenza – Sono loro a pagare una badante, quando possono permettersela. Sono loro a rinunciare a ore di lavoro, reddito e pezzi della propria vita quando non possono. E molto spesso, dentro quelle famiglie, il peso maggiore ricade sulle donne. Ed è proprio qui che la non autosufficienza smette di essere un problema privato e diventa una grande questione sociale. Non possiamo continuare a chiamare solidarietà familiare quello che troppo spesso è un arretramento del pubblico – afferma Sannazzaro –. La famiglia è una risorsa fondamentale, ma non può diventare il sostituto dello Stato sociale. Perché alla fine il risultato è semplice: la cura c’è se una famiglia riesce a farsene carico. Una condizione – prosegue – che produce anche una profonda disuguaglianza. Eppure le leggi ci sono”, denuncia Sannazzaro, che ricorda come “la Basilicata disponga dal 2017 della legge regionale 29 sull’invecchiamento attivo e sulla solidarietà tra generazioni. Una legge che parla di autonomia, qualità della vita, partecipazione, prevenzione dell’esclusione sociale. Già nel 2018 come sindacati dei pensionati sollecitammo la Regione ad accelerarne l’attuazione e a rendere operativa la Consulta prevista dalla normativa. Dopo quasi nove anni, la legge resta inattuata. Non ci interessa sapere soltanto se esiste un capitolo di bilancio o se negli anni è stato finanziato qualche singolo intervento. Vogliamo sapere quanto la Regione abbia realmente investito e, soprattutto, che cosa sia cambiato nella vita degli anziani lucani. La legge sull’invecchiamento attivo non può restare una dichiarazione di principio. Deve significare prevenzione della fragilità, socialità, autonomia, abitare, mobilità, servizi di prossimità. In altre parole, deve servire a far vivere meglio e più autonomamente le persone prima che la fragilità diventi non autosufficienza”. Cosa succede, poi, quando effettivamente non si è più autonomi? “Dal 2023 – aggiunge Sannazzaro – esiste la legge 33/2023, attuata dal decreto legislativo 29/2024, che ha ridisegnato le politiche in favore delle persone anziane, indicando la strada dell’integrazione sociosanitaria, della domiciliarità e della presa in carico delle persone anziane non autosufficienti, stanziando dei fondi nazionali a favore delle Regioni. La Basilicata ha programmato oltre 8,2 milioni di euro del Fondo per la non autosufficienza 2022-2024, destinandoli agli Ambiti socio-territoriali per assegni di cura, voucher, buoni servizio e interventi di presa in carico, ma non sono sufficienti. Trasferire risorse nazionali e pubblicare avvisi non basta, da solo, a costruire una politica regionale della non autosufficienza. Da tempo infatti chiediamo alla Regione Basilicata di investire altre risorse oltre a quelle trasferite dallo Stato. Gli assegni di cura sono importanti, i voucher possono essere utili. Ma nessun contributo economico può trasformare una figlia in un’infermiera, un marito in un operatore sociosanitario o una famiglia in un servizio pubblico. Servono servizi, personale, assistenza domiciliare e sostegno vero ai caregiver. Quanto vale, nelle scelte della politica, la vita quotidiana di una popolazione che sta rapidamente invecchiando? Per lo Spi Cgil la risposta deve essere un investimento strutturale nel welfare della longevità: prevenire e accompagnare l’invecchiamento attraverso la piena attuazione della legge regionale 29/2017 e, contemporaneamente, costruire una rete pubblica capace di intervenire quando sopraggiunge la non autosufficienza. Prima evitare che la fragilità diventi isolamento e perdita dell’autonomia. Poi, quando l’autonomia viene meno, impedire che tutto il peso della cura venga scaricato sulla famiglia. Anche la domiciliarità, altrimenti, rischia di diventare una parola vuota. Lasciare una persona anziana nella propria abitazione non può significare semplicemente affidarla ai familiari; a casa devono arrivare servizi, assistenza e presa in carico pubblica. La Basilicata – conclude Sannazzaro – deve decidere quale modello di welfare vuole costruire: accompagnare le persone mentre invecchiano e non abbandonarle quando perdono l’autonomia, oppure continuare a insistere con un sistema nel quale, quando arriva il bisogno, si chiude la porta di casa e tutto diventa un problema della famiglia. Oggi, tra quello che le leggi promettono e quello che realmente arriva nelle case c’è ancora troppa distanza. E quella distanza, ogni giorno, la pagano gli anziani e le loro famiglie”.
