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17 giugno 2026 sindacale

Mini vitalizi, i promotori del referendum non mollano: legge va abrogata

Il Comitato promotore per il referendum abrogativo sui mini vitalizi regionali ha consegnato alla Consulta della Garanzia Statutaria della Regione Basilicata il quesito referendario per chiedere l’abrogazione della norma che ha reintrodotto le indennità di funzione per i consiglieri regionali. I promotori ritengono la misura un privilegio inaccettabile in una fase di forte difficoltà economica e sociale e chiedono inoltre la piena attuazione del diritto al referendum previsto dallo Statuto regionale.

Mini vitalizi, il Comitato promotore consegna il quesito referendario Prosegue la mobilitazione contro la reintroduzione dei cosiddetti mini vitalizi in Basilicata. Il Comitato promotore per il referendum abrogativo ha consegnato alla Consulta della Garanzia Statutaria della Regione Basilicata il quesito con cui chiede l’abrogazione della norma che ha reintrodotto le indennità di funzione per i consiglieri regionali. L’iniziativa è sostenuta da rappresentanti del mondo sindacale, associativo, culturale e politico lucano, tra cui esponenti dello SPI CGIL, dell’Arci, di Libera Basilicata, di Europa Verde e di Sinistra Italiana. Secondo i promotori, nonostante le modifiche legislative che hanno eliminato la retroattività della misura e il mancato utilizzo del beneficio da parte di alcuni consiglieri regionali, resta il problema di fondo rappresentato dall’esistenza stessa di un trattamento considerato privilegiato. Il Comitato sottolinea come la Basilicata stia attraversando una fase complessa, caratterizzata da difficoltà economiche, precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e disagio sociale che colpisce giovani, pensionati e famiglie. In questo contesto, i promotori ritengono necessario eliminare definitivamente ogni forma di privilegio istituzionale. La mobilitazione viene inoltre interpretata come una dimostrazione dell’importanza della partecipazione civica e dell’impegno della società civile nel processo democratico. Per questo motivo il Comitato annuncia la volontà di proseguire la propria azione affinché venga garantita pienamente l’attuazione degli strumenti di democrazia diretta previsti dallo Statuto regionale. I promotori richiamano infine la normativa regionale vigente e le recenti interpretazioni della Consulta regionale, sostenendo che esistano già le condizioni giuridiche per consentire ai cittadini lucani di esprimersi direttamente attraverso il referendum sulla questione.